MIR: la Stazione Spaziale stampata in 3D

Sono trascorsi 15 anni da quando, nelle prime ore del mattino del 23 marzo 2001, si concludeva l’avventura della stazione spaziale russa MIR. Con una manovra controllata la MIR veniva fatta rientrare nell’atmosfera terrestre: «uno sciame di detriti spaziali nel cielo», così le ultime parti e componenti metalliche della MIR precipitavano nelle acque dell’Oceano Pacifico, al largo delle isole Fiji. In questo modo terminavano 15 anni di onorato servizio del primo insediamento umano di lunga durata nello spazio e uno dei principali progetti dell’agenzia spaziale Russa. Il 29 febbraio 1986, quella che al tempo era ancora l’Unione Sovietica, iniziò l’assemblaggio in orbita dei primi moduli della stazione MIR, una parola russa che significa sia “mondo” che “pace”. Autentico avamposto della presenza umana nello spazio, la MIR avrebbe ospitato, oltre ai cosmonauti russi, anche molti astronauti americani ed europei. L’eccessivo sforzo finanziario richiesto alla Russia per il mantenimento della MIR e della nuova Stazione Spaziale Internazionale ISS decretò però la fine del vecchio progetto e l’annuncio ufficiale, il 23 ottobre 2000, della dismissione della MIR.

Ed eccoci giunti ai giorni nostri quando, dall’incontro fra JellyModels e un giovane visionario milanese, nasce il progetto di realizzare una copia in scala 1:15 proprio della stazione spaziale MIR. L’obiettivo dichiarato del committente era quello di realizzare un modello di tipo “architettonico” sfruttando le nuove tecnologie di additive manufacturing, ovvero di stampa 3D. Per realizzare tale modello, che misura nella sua massima dimensione oltre 2 metri, è stato necessario prendere alcuni importanti accorgimenti come la suddivisione della stazione nei suoi moduli fondamentali e studiare un sistema di incastri per potere successivamente montare ciascun modulo nella corretta posizione. Nonostante ciò i moduli risultavano ancora troppo voluminosi da stampare ciascuno in un blocco unico, si è reso così necessario suddividere i moduli più grandi in ulteriori sottomoduli.

E’ importante spiegare che per realizzare i moduli della MIR sono state utilizzate stampanti 3D appartenenti alla tecnologia cosiddetta FFF (fused filament fabrication) o anche FDM (fused deposition modeling). Queste stampanti costituiscono una tecnologia ormai abbastanza diffusa ma che presenta, comunque, alcune peculiarità che rendono l’utilizzo, soprattutto per stampe di grandi dimensioni, non alla portata di tutti. Per fare solo alcuni esempi, sono poche le macchine che possono stampare pezzi di dimensioni oltre un certo volume, inoltre, al crescere del volume del pezzo, aumenta il rischio di errori in fase di stampa e quindi il rischio di scarti. Anche i tempi di stampa aumentano al crescere del volume dei pezzi, per un modulo in particolare si sono rese necessarie ben 60 ore di stampa! Per tutti questi motivi un lavoro accurato di modellazione 3D e di preparazione del file di stampa è stato assolutamente indispensabile.

Per raccontare il gran lavoro più di tutto può parlare la gallery che abbiamo preparato per l’occasione. Un ringraziamento va all’autore di queste fotografie: Dino Bertoli, fotografo argentino di origine italiana che frequenta il Fablab Milano al quartiere della Bovisa. Un ringraziamento particolare anche a Salvatore Saldano, responsabile del Fablab Milano, per la collaborazione nella fase di sviluppo e di stampa.

Dimenticavamo di dire che, come se non bastasse, i modelli realizzati sono due: uno di colore nero e uno bianco!

Buona visione!